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Centro Carni, Meloni non esclude il trasferimento. Gli operatori: "Noi presi in giro"

Ancora al vaglio l'ipotesi dismissione. "Non è la volontà dell'amministrazione, ma la proprietà è di Ama, stiamo valutando un progetto alternativo"

Controlli al Centro Carni (Foto Ansa)

"Solo parole confuse e nessuna presa di posizione". I macellai del Centro Carni della Capitale tornano a casa con un pugno di mosche. Chiedevano un no netto alla dismissione degli spazi e un si altrettanto deciso alla loro riqualificazione con mantenimento della funzione mercatale. E invece hanno lasciato l'aula con il solito, timido, "ci stiamo lavorando". L'audizione dell'assessore grillino al Commercio Adriano Meloni in commissione Trasparenza non è servita a sbrogliare la matassa. Sugli spazi pende il mostro della dismissione con trasferimento degli operatori al Centro agrolimentare (Car) di Guidonia. Una vicenda complessa. "Un ginepraio", per dirla con il titolare di via dei Cerchi. Cerchiamo di ripercorrerne le tappe principali. 

Cos'è il Centro Carni

Nasce nel 1975 in viale Palmiro Togliatti, è il più grande del centro Italia. Su 23 ettari lavorano 60 imprenditori e oltre 1000 dipendenti tra vendita all'ingrosso e macellazione. Gran parte delle attività ruota intorno al mattatoio comunale, dove vengono trattati 100mila capi l'anno - sotto il controllo costante dei veterinari ASL - e svolti interventi di recupero di animali morti. "Parliamo di un'eccellenza, Roma non ha mai avuto nessun tipo di problema riguardo a distribuzione e consumo di carne" ricorda con orgoglio Alessandro Piroli, presidente dell'unione degli operatori del Centro carni, ricostruendo in Commissione una battaglia di anni. Se è un primato italiano, per quale ragione il Comune dovrebbe venderlo?

Perché dismettere lo spazio 

Nel 2009 Risorse per Roma, società in house che affianca il Campidoglio nella gestione del patrimonio immobiliare pubblico, presentò un piano di assetto, approvato in giunta, per la costruzione di 2mila appartamenti con palazzine di 15 piani sull'area. Un anno dopo, con la delibera n. 81 del 2010, Roma Capitale conferì lo spazio ad Ama, a garanzia di un prestito bancario di circa 100 milioni di euro, condizionando la cessione alla stipula di un contratto con il Comune, che avrebbe poi subaffittato agli operatori del mercato. In attesa di un loro trasferimento al Car di Guidonia per l'attuazione del progetto urbanistico. Nella sostanza, dal momento del conferimento dell'area alla municipalizzata, si è cercato più volte di spostare gli operatori per liberare gli spazi e trasformarli in un nuovo quartiere residenziale. 

La battaglia degli operatori

L'operazione non è andata in porto, almeno per il momento. Sulle barricate per impedire lo smantellamento e lo spostamento dei lavoratori, il Coordinamento Popolare contro la speculazione del centro carni. Lo spazio disponibile al Car di Guidonia è infatti appena di 1,5 ettari (a fronte dei 23 attuali in viale Togliatti), e prevede l'eliminazione del macello pubblico e il mantenimento dei soli box per i grossisti. Nel 2013 sono state raccolte oltre 8mila firme di cittadini contrari, ed è stata depositata una delibera di iniziativa popolare, mai portata in Aula. Il mattatoio è stato poi inserito in un fondo immobiliare e affidato per la valorizzazione e la vendita alla Bnp Paribas. L'unico argine al procedimento è arrivato nel 2015, quando in aula è stato votato un vincolo sulla destinazione d'uso con stipula di un contratto di affitto agli operatori di 6 anni più 6. Ma l'ipotesi vendita non è mai stata accantonata. E le parole pronunciate oggi dall'assessore Adriano Meloni sembrano confermarlo. 

La posizione del M5s

"Parliamo di una questione molto difficile - spiega in Commissione - ci sono più attori coinvolti. Era prevista per lo spazio in questione una centralità urbana, e questo è il primo aspetto. Siamo d'accordo che il quadrante è sufficientemente denso di cubature, non servono altri palazzi. Ma la proprietà è di Ama e i problemi economici dell'azienda sono un'altra questione sul piatto difficile da sbrogliare. Ci stiamo incontrando con il municipio, gli operatori, la municipalizzata, Risorse per Roma, e stiamo valutando il da farsi". Perché volendo accontanare la costruzione di nuove palazzine - anche se ufficialmente l'assessore non ha escluso niente - tocca trovare un modo di valorizzare comunque l'area arrivando a coprire la cifra necessaria per ripianare il debito di Ama. 

Il progetto alternativo alla vendita

Una proposta diversa sul tavolo c'è. Attualmente le attività operanti nel Centro occupano circa 15mila metri quadrati. Altrettanti, dopo un incendio del 2001, sono rimasti inutilizzati. E ancora 11mila sono occupati da Protezione Civile, Asl, Servizio giardini, aziende pubbliche che non corrispondono al Comune nessun canone per l'occupazione. L'idea fortemente sostenuta dal Coordinamento di operatori, e appoggiata anche dal V municipio, è di recuperare gli spazi abbandonati, valorizzandoli con il trasferimento del mercato dei fiori di Trionfale e di alcuni operatori ittici. Basterà a incrementare il valore dello spazio in funzione delle esigenze economiche di Ama? 

Ricapitolando, "la sindaca Raggi ci ha dato mandato di fare delle valutazioni e degli approfondimenti sul progetto alternativo a quello edilizio" ha spiegato Leonardo Costanzo, dello staff dell'assessore Meloni. "Al momento il trasferimento del Centro Carni al Car non è escluso, anche se non è la volontà dell'amministrazione. Nell'arco di un mese. avremo un quadro di insieme e decideremo"

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Troppo poco per gli operatori presenti in aula. "Solo parole, sono mesi che dicono la stessa identica cosa" commenta Alessandro Piroli a commissione conclusa. La preoccupazione rimane forte, anche "per delle voci che circolano sulla costruzione di un nuovo mattatoio all'interno del Car, dove andrebbero soltanto i privati e Roma e tutto il centro Italia perderebbero un Centro Carni che assicura controllo, qualità e prezzi bassi". Senza contare, il valore potenziale della struttura. Stando ai dati illustrati da Piroli "negli ultimi 17 anni il non utilizzo del plateatico mercatale dell'edificio 7 e 8 ha generato un mancato introito per l'amministrazione di 71,9 milioni di euro, un danno erariale già consumato"

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