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Parco di Centocelle, metalli pesanti nel suolo oltre i limiti di legge: il Comune pensa alla chiusura

La proposta del dipartimento Ambiente aspetta l'ok di Asl e Regione

Parco di Centocelle, veduta dal lato di viale Palmiro Togliatti

Chiudere alcune porzioni di verde, tra cui l'unica fruita dai cittadini, per verifiche sulla tossicità del suolo. E' la proposta del Comune per il parco di Centocelle, archeologico e vincolato, dopo la diffusione delle analisi di laboratorio effettuate dal CDCA - Centro di Documentazione Conflitti Ambientali e Source International, in collaborazione con le associazioni Asud e il comitato Pac libero. Un dossier reso noto in queste ore che lancia un allarme importante: la concentrazione di metalli pesanti nel suolo del parco supera i limiti di legge. E ora Roma Capitale vuole vederci chiaro con indagini ulteriori, che però comportano necessariamente l'interdizione delle zone interessate. 

"Entro cinque giorni avremo la risposta di Asl e Regione. Il 25 settembre si è tenuto un tavolo tecnico al quale non si sono presentati. Gli abbiamo dato una dead line. Se ci danno l'ok Arpa procede con i prelievi" ha spiegato la dott.ssa Laura D'Aprile, responsabile della direzione Rifiuti, Risanamenti e Inquinamenti del dipartimento Tutela Ambiente, presente alla conferenza stampa indetta dai comitati per l'illustrazione del rapporto.  

Si tratta di una misura interdittiva necessaria per andare a fondo e procedere con un piano di indagine integrativo sulla composizione del terreno. Verranno chiuse le otto aree del polmone verde dove le associazioni hanno fatto in precedenza i prelievi. Tra queste anche il cosiddetto "primo stralcio", il quadrante con ingresso da via Casilina, 33 ettari su 120, gli unici sottratti all'abbandono e restituiti al quartiere nel 2006. Anche qui berillio, selenio, stagnio, tallio, vanadio superano i tetti previsti dalla normativa per le aree urbane. 

La ragione? "Per il momento si possono solo fare delle ipotesi - ha spiegato Flaviano Bianchini, direttore di Source International - potrebbe trattarsi di terreno già inquinato, portato sull'area per la realizzazione del parco dopo lo sgombero del Casilino '900". Poi ci sono i rifiuti interrati che potrebbero in qualche misura aver contribuito, specie nell'area dell'ex tunnel Mussolini, lato via di Centocelle, dove con un'ordinanza la sindaca Raggi aveva disposto una bonifica, mai fatta. Difficile invece, secondo Bianchini, che la responsabilità sia degli autodemolitori: "Non sono metalli presenti nei ricambi delle auto". I rischi? Sul parco non pascola bestiame e non ci sono coltivazione di alcuni tipo. Si può quindi escludere in questo senso una contaminazione diretta con generi alimentari. Oltre all'ingestione però c'è l'inalazione a spaventare."I metalli - chiarisce Bianchini pur senza allarmismi - si possono respirare tramite la polvere. Specie nei periodi dell'anno più secchi. Personalmente eviterei di portarci i bambini a giocare".

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Comunque, il piano di indagine proposto dal Comune che aspetta l'ok di Asl e Regione, (e che comporterà appunto la chiusura di buona parte del parco) promette di fare chiarezza anche e soprattutto sul livello di rischio per la salute pubblica. Anche perché il Testo Unico Ambientale (decreto legislativo 152 del 2006) prevede l'obbligo di bonifica in caso di accertata contaminazione. La dott.ssa D'Aprile - attaccata su più fronti dai cittadini che accusano da secoli il Comune di ignorare le condizioni di estremo degrado in cui versa il parco archeologico - è ottimista: "E' fondamentale analizzare la mobilità dei metalli. Ci sono alcune formazione rocciose presenti anche sul suolo di Roma Capitale dove i livelli sono molto più alti ma dove il quadro è sottocontrollo perché gli elementi non si trasmettono a piante e animali. In pratica è come se fossero immobili". Una cosa sembra certa: per tutti i riscontri del caso, il parco va chiuso. 

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