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Campi rom, per il Comune il piano "procede regolare". E chiude anche via Salviati: "Si applicherà il modello River"

Il Campidoglio fa il punto sul piano di chiusura delle baraccopoli. Poi l'annuncio: tra le chiusure prossime c'è pure via Salviati

Campo rom in via Salviati (foto Ansa)

Nessun flop e nessun ritardo. Anzi, alla lista dei campi da chiudere si aggiunge pure via Salviati, storico insediamento "tollerato" di Tor Sapienza presidiato dall'Esercito per contrastare i roghi tossici. Il Campidoglio ha annunciato che sarà smantellato usando il modello applicato al Camping River di Roma nord la scorsa estate. Che insomma, non si parli di immobilismo. 

Il piano per il superamento degli insediamenti monoetnici della Capitale, quelli che l'Europa ha più volte bocciato per evidenti violazioni dei diritti umani, dicono a palazzo Senatorio, "procede regolarmente". E "ha già consentito il raggiungimento di obiettivi rilevanti, tra cui una consistente e generalizzata riduzione dei roghi tossici". Il punto è d'obbligo, a poche ore dall'ennesimo episodio di violenza verbale contro una famiglia di bosniaci assegnataria di una casa popolare. A Casal Bruciato, residenti e neofascisti di Casapound hanno attaccato mamma, papà e bambini, 12 in totale, al grido di "gli zingari non li vogliamo"

Da qui la necessità del Comune di fornire il quadro: a che punto siamo con il piano rom? In sintesi: dalla delibera di maggio 2017, quella con cui Raggi annunciò che la "mangiatoia" dei campi era finita, a oggi, si lavora in due "villaggi" su otto: La Barbuta, al confine con il comune di Ciampino, e Monachina nel XIII municipio. Obiettivo: eliminarli entro il 31 dicembre 2020, con un parallelo iter di integrazione delle famiglie sul territorio. 

Il piano rom targato Raggi

Nel primo, rivendica il Campidoglio, "l'iscrizione scolastica ha registrato una crescita notevole, passando dal 47% (febbraio 2017) al 67% (agosto 2018) del totale in obbligo scolastico". Poi "il Comando della Polizia Locale ha potenziato i controlli agli ingressi del campo come forma di contrasto ai roghi, che sono quindi fortemente in diminuzione". E ancora, "sono già state coinvolte 62 agenzie immobiliari per il reperimento di abitazioni presso il mercato privato" e "sono stati effettuati 119 colloqui per trovare un’occupazione agli abitanti del campo e completati 27 corsi di formazione in settori come logistica, pulizie, ristorazione, cura del verde". Nessun dato però sulle persone effettivamente uscite dalla baraccopoli grazie al supporto della rete socio assistenziale che dovrebbe accompagnarle nel processo di inclusione.  

A Monachina invece, dove il percorso è stato avviato mesi dopo, "è stato sottoscritto un protocollo operativo sperimentale tra l’Ufficio Speciale RSC e la rete dei COL ed è stata avviata la sperimentazione con la presa in carico di circa 15 persone". Anche qui il Comune non fornisce nessun dato relativo ai fuoriusciti e alla soluzioni abitative e lavorative effettivamente trovate. Stando alle tempistiche dettate dalla delibera, i due campi, lo ripetiamo, dovrebbero diventare un ricordo tra un anno e mezzo. 

Per quanto riguarda invece le azioni future, il Comune fa sapere che "è in via di pubblicazione l'avviso per il superamento di Castel Romano". Il più grande campo d'Europa. Ma non è tutto. Novità, almeno stando agli annunci, toccano anche Tor Sapienza. Il percorso di chiusura verrà esteso anche a via Salviati, da sempre attenzionato per i continui roghi tossici, spesso frutto di filiere illegali di smaltimento dei rifiuti, dove il campo è solo l'ultimo anello della catena. Il modello? Si applicheranno, spiega il Campidoglio, "gli stessi strumenti che hanno portato alla chiusura lo scorso luglio del Camping River". 

La baraccopoli nei pressi di via Tiberina, smantellata a luglio 2018, è stato il banco di prova dell'intero piano. Il Comune si è trovato costretto a chiuderlo in fretta e furia rispetto agli altri, per l'impossibilità di prorogare la concessione all'ente gestore. Ma il risultato finale è stato oggetto di pesanti critiche da parte delle associazioni umanitarie, con tanto di ricorso alla Corte europea dei diritti umani: buona parte di uomini, donne e bambini non sono riusciti a trovare una casa sul mercato privato (come prevede il piano), nonostante le garanzie fornite dagli uffici tecnici di viale Manzoni, nè un impiego lavorativo. Qualche famiglia ha accettato il rimpatrio, altre si sono allontanate in maniera spontanea. Raggi parlò con orgoglio di "terza via" a Cinque Stelle, alternativa alla ruspa di Matteo Salvini. Oggi il campo non c'è più, ma chi ha bocciato gli strumenti usati per cancellarlo, parla ancora di integrazione fallita. 

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