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Roghi, lucciole e occupazioni: perché Tor Sapienza è diventata la banlieu della Capitale

Il caso di viale Morandi nasce da anni di inazione e silenzio da parte del Campidoglio. La cronistoria degli ultimi dodici mesi

"La prima richiesta che mi è stata rivolta è stata quella della sicurezza: qui le donne hanno paura a tornare a casa la sera e anche chi ha un'attività non si sente sicuro". Non tutti in questi giorni lo ricordano ma Ignazio Marino era già stato a Tor Sapienza. Era il 17 settembre 2013. Il Sindaco, fresco di trionfo elettorale, aveva acconsentito a visitare quelle lande dimenticate da Dio e da Alemanno.

Neanche il tempo di scendere dalla bici che venne assediato da cittadini e associazioni di quartiere. "Qui siamo circonadi dai rifugiati!". "Sindaco si ricordi dei campi rom". "Sindaco, anche io voglio girare per Tor Sapienza in bicicletta, evitando però di essere messa sotto da un Tir!", lo apostrofò bonariamente una signora. Altri tempi rispetto allo scenario da banlieu che lo stesso Sindaco si è trovato davanti pochi giorni fa, quando è stato sommerso dai fischi e dagli insulti di una folla esausta.

Tra queste due date a loro modo simboliche c’è in mezzo un anno di appelli e proteste, di voci mai ascoltate, di promesse rimaste lettera morta o arrivate a tempo scaduto. E ancora prima ci sono anni di inazione e silenzio, di problemi sociali scaricati sulle periferie e di un’insofferenza che via via si è fatta sempre più opprimente.

I ROGHI - Non che ci volessero particolari doti divinatorie per capire che le periferie stavano esplodendo. Basti pensare al problema dei roghi tossici nei campi nomadi. Un fenomeno, quello degli incendi alla diossina, che va avanti da tempo nonostante le decine di manifestazioni promosse in questi anni dal comitato di quartiere o partite in maniera spontanea dalla cittadinanza. Un problema divenuto drammatico a causa del vuoto di legalità creato da Stato e Comune che si sono voltati dall’altra parte quando accanto al campo Salviati 1 - uno dei primi campi attrezzati della Capitale - ne è sorto un secondo fatto di tuguri e alloggi di fortuna. L’assenza di controlli adeguati ha fatto il resto. 

A pochi mesi dal suo insediamento l’Assessore alle Politiche Sociali Rita Cutini aveva illustrato il suo piano: "Bisogna alleggerire i campi favorendo i piccoli insediamenti", disse ribaltando la strategia dell’ex Sindaco Alemanno. Non se ne fece più nulla. I campi hanno continuato a bruciare, il Comune è apparso via via sempre più latitante. Passa quasi un anno. È l’8 settembre scorso quando il Campidoglio batte finalmente un altro colpo. Con un’affermazione laconica dell'Assessore all'Ambiente Estella Marino. "Chiariamo subito una cosa - sentenziò l’Assessore intervistata da una radio romana - i roghi di rifiuti abbandonati o nei campi nomadi sono un’attività illegale". Buono a sapersi. 

Ad onor di cronaca Estella Marino aggiunse anche un’altra considerazione. "Il fenomeno - disse - è da stroncare intensificando i controlli da parte delle forze dell'ordine". Gli ammonimenti dell’Assessore non sortirono effetto. Si arriva così alla cronaca delle scorse settimane. Finalmente il Campidoglio si muove in maniera decisa e il 16 ottobre scorso ordina lo sgombero del campo Salviati 2. L’effetto collaterale, per nulla trascurabile, è che molti nomadi si accampano nelle strade circostanti. Passano pochi giorni e nei pressi del campo sgomberato esplodono due mezzi Ama. "Via Salviati come Capaci. Attacco allo Stato", è stato il commento del comitato di quartiere. E intanto i roghi continuano. 

LA PROSTITUZIONE - Un altro dei problemi sollevati dai residenti di viale Morandi, la strada teatro degli scontri tra italiani e richiedenti asilo, è quello delle lucciole in strada. Proprio nei pressi di viale Morandi, più di un anno fa, furono scattate due immagini che poi fecero il giro della rete. Ritraevano rapporti consumati in pieno giorno in un anonimo pratone di periferia su cui si affacciano alcune palazzine.

Lo scandalo del sesso consumato alla luce del sole riguarda però tutto il quadrante che va da viale Togliatti a via De Chirico e Piazza Pino Pascali. Tanto che, per vedere garantita la sicurezza, gli abitanti sono arrivati a chiedere lo spostamento del capolinea Atac di via Longoni. L’ultima in fatto di prostituzione arriva da viale Franco Angeli dove è stato segnalato una sorta di pied-a-terre costruito sotto un traliccio dell’alta tensione.

VIALE MORANDI - La 'polveriera' di Viale Morandi nasce anche da un progetto di riqualificazione mancato. Al centro del 'serpentone di case popolari' immortalato in questi giorni in tutti i tigì doveva sorgere un centro commerciale con uffici dell'allora Usl (oggi Asl), negozi ed associazioni culturali e di quartiere. Un progetto rimasto lettere morta con i locali che nel corso degli anni sono stati prima occupati abusivamente da cittadini italiani, e poi da romeni.

Alla mancata riqualificazione dell'area si è aggiunto il problema dei rifugiati. Almeno quattro gli stabili occupati da richiedenti asilo o semplici immigrati, tra cui l’ex fabbrica della Fiorucci e un hotel a 4 stelle su via Prenestina. Che la situazione sul fronte rifugiati fosse caldissima lo si è intuito poche settimane fa in occasione delle proteste di via Rucellai, quando decine di abitanti hanno presidiato uno stabile in cui - secondo voci di quartiere poi rivelatesi infondate - sarebbero dovuti arrivare altri richiedenti asilo. 

LE PROTESTE - Insomma, pur tralasciando l’escalation di furti ed episodi di micro criminalità, per il Comune non sono mancati i campanelli d’allarme. Come quelli arrivati in questi mesi dalla piazza o dal comitato di quartiere che ha provato in tutti i modi ad attirare l’attenzione del Sindaco e della Giunta. Basti ricordare la trovata delle "cartoline da Tor Sapienza" da recapitare a Palazzo Senatorio con cui il comitato provava a gettare un fascio di luce sui problemi di decoro e sicurezza.

Nel corso di questo lungo anno Tor Sapienza è anche scesa più volte in piazza. Il 17 luglio 2013 per chiedere al Sindaco di fermare l’esodo dei rom dal campo di Castel Romano (richiesta poi accolta dal primo cittadino che ha sgombrato i nomadi arrivati in via Salviati). Manifestazione replicata il 4 ottobre seguente, questa volta per ottenere "servizi, decoro e legalità". Fino al caso di via Rucellai, ultima avvisaglia di tensioni sopite troppo a lungo. 

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