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Tor Sapienza, arriva il piano per il rilancio: "Al posto degli edifici centrali campi sportivi e spazi sociali"

Il progetto è stato annunciato dall'assessore regionale Valeriani e dal direttore generale di Ater

Si parte entro il mese con un piano di interventi di manutenzione ma l’obiettivo è la demolizione dell’edificio centrale, nato per ospitare negozi e servizi e presto occupato e trasformato in abitazioni. Per il complesso di case popolari di viale Morandi, a Tor Sapienza, la ricetta di Ater e Regione Lazio ricalca il piano messo in campo per Corviale e per il Laurentino 38, altri due grandi quartieri di edilizia residenziale pubblica della Capitale. Il piano da 25 milioni e 600 mila euro è stato presentato ieri dal direttore generale dell’Ater, Andrea Napoletano, e dall’assessore all’Urbanistica regionale, Massimiliano Valeriani, nel centro anziani che sorge proprio all’interno dell’anello lungo e stretto formato dagli edifici del complesso che conta 507 alloggi popolari e altrettante cantine.  

Una serie di piccoli interventi, spiegano Ater e Regione, è già stata effettuata, per un totale di poco più di 54 mila e 750 euro. Guasti elettrici e idrici, potature degli alberi, “transennamenti vari per la messa in sicurezza”. Tra questi, anche un intervento da 7mila euro di rimozione di rifiuti ingombranti, che è valso una nota polemica verso il Campidoglio pentastellato di Virginia Raggi da parte dell’assessore Valeriani: “Non lo doveva fare l’Ater ma il Comune di Roma non interviene”. La seconda parte degli interventi verrà avviata entro 30 giorni, per un totale di 140 mila euro. 30 mila euro per l’illuminazione dei giardini esterni e delle scale; 90 mila euro per la cura del verde, tra vialetti da rifare, una nuova recinzione per il campo sportivo e la messa a norma delle aree giochi per bambini; 20 mila euro per la ritinteggiatura delle pareti al piano terra. 

Gli interventi strutturali arriveranno a tappe e impiegheranno “qualche anno per essere completati”, spiega Napoletano. 25 milioni e 600 mila euro totali, 5 dei quali “sono già stati impegnati dalla Regione Lazio”. Uno sforzo enorme, “se si considera che oggi per le manutenzioni delle case popolari di tutta la città vengono investiti 18milioni di euro”. Verranno rifatte le pavimentazioni esterne (3milioni e centomila euro), coibentate le coperture per bloccare le infiltrazioni, problema esposto a più riprese da molti dei presenti (2milioni e centomila euro), controllata la presenza di amianto nelle fioriere e rifatte quelle rovinate dal tempo (3milioni di euro). L’intervento più oneroso, 10milioni e 800mila euro, riguarda il ripristino del cemento armato di oltre 44 mila metri quadrati di facciata e l’eliminazione delle parti deteriorate, mentre 5milioni e 400mila euro saranno investiti per l’efficientamento energetico del complesso tramite la copertura con pannelli in lana di roccia.

La demolizione dei due edifici centrali è l’ultimo passo del piano per una spesa stimata in un milione e duecentomila euro. “Per decidere cosa li sostituirà lanceremo un concorso di idee”, promette Napoletano agli inquilini presenti. “Sarà un progetto disegnato dal basso, potremo decidere di mettere una biblioteca, dei campi sportivi o degli spazi sociali”, aggiunge Valeriani. 

C’è poi il nodo delle famiglie che abitano nei 36 locali commerciali dei due edifici centrali. Abitano lì da anni, dicono di aver autodenunciato la propria presenza, qualcuno ha anche la residenza, con tanto di civico e di interno. “Non siamo preoccupati per il progetto di demolizione, non è la prima volta che lo annunciano e non sarà nemmeno l’ultima”, racconta Federica, 21 anni, che vive nella ‘stecca centrale’ da nove, con la madre, il fratello più piccolo e la figlia. “Non viviamo male qui, anche se non erano nate come case, grazie alle ristrutturazioni effettuate negli anni hanno tutto quello che serve per vivere dignitosamente”.

Il problema, oggi, è un altro. La polizia locale, giovedì scorso, nel corso di un blitz per effettuate un censimento dei presenti, ha sgomberato sei famiglie rom che vivevano nelle cantine della stecca. Tre di loro, ieri, si sono presentate fuori dall’assemblea per denunciare di essere rimaste senza un tetto sulla testa. “Li hanno denunciati anche di furto di energia elettrica e staccando i cavi hanno tolto la corrente anche a 13 famiglie che vivono ai piani superiori. Siamo senza corrente da giorni e nessuno parla con noi per dirci quando la corrente verrà riattaccata. Tra noi ci sono anziani malati, famiglie con bambini molto piccoli. Come facciamo a vivere in queste condizioni?”. La domanda, per ora, è rimasta senza risposta. Dallo staff dell'assessorato all'Urbanistica però spiegano a Romatoday che nei prossimi giorni dovrebbe tenersi un incontro con rappresentanti del V municipio per parlare sia della situazione delle sei famiglie rimaste senza casa sia di quelle a cui è stata staccata la corrente. 

In quanto ai possibili sgomberi, al netto dell’operazione avvenuta la scorsa settimana, l’assessore Valeriani ha spiegato all’assemblea: “Seguiremo lo stesso iter di Corviale, non lasceremo soli i soggetti fragili e coloro che hanno bisogno di una casa ma non possiamo continuare a farli vivere in abitazioni che case non sono”. Preoccupati anche alcuni inquilini senza titolo: “Affronteremo anche il nodo della regolarizzazione", ha affermato Valeriani. "Noi oggi ci prendiamo un impegno con i residenti di Tor Sapienza, verremo qui ogni mese per verificare i progetti insieme a voi”.

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