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Consultori chiusi, non solo via Casilina 711. Nel V municipio è battaglia anche per lo spazio di via Spencer

Il Coordinamento delle assemblee delle donne ha apposto una targa. Il 25 e il 26 giugno pronte mobilitazioni in Municipio e in Regione

Foto Facebook Coordinamento delle assemblee delle donne dei consultori di Roma e del Lazio

Dopo il consultorio di via Casilina 711, la battaglia del Coordinamento delle assemblee delle donne nel V municipio accende i riflettori anche su un secondo consultorio, sempre chiuso, in via Spencer. Ieri pomeriggio è stata affissa una targa con la storia delle donne che hanno voluto e infine aperto il consultorio. Presenti anche le ex operatrici che hanno raccontato la loro lotta.

I due consultori sono entrambi nel territorio del V municipio ed entrambi sono chiusi. Quello di via Casilina è stato chiuso nel febbraio del 2019 per permettere lavori di manutenzione che si sono prolungati in seguito alla scossa di terremoto del giugno dello stesso anno che ha aperto una crepa non strutturale nella parte dell'edificio interessata da un asilo. Ad oggi i lavori sono terminati ma, mancando il nulla osta che i vigili del fuoco devono rilasciare al municipio, resta chiuso.

Anche il consultorio di via Spencer era stato chiuso per una perdita di acqua qualche mese fa ed è rimasto chiuso. 
Così le donne del Coordinamento delle assemblee delle donne e delle soggettività Lgbtqi+ dei consultori di Roma e del Lazio e di Non una di meno ieri sono tornate a fare sentire la loro voce. Dopo l'assemblea presso lo stabile di via Spencer si è tenuto un volantinaggio per far conoscere i due appuntamenti della prossima settimana: giovedì 25 giugno ore nove saranno presenti al consiglio municipale di via Perlasca 39 mentre venerdì 26 giugno saranno sotto la sede della Giunta regionale del Lazio con un presidio Largo Oderico da Pordenone ore 15.

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"Il disegno è chiaro: chiudere i consultori, spostare nelle Asl i servizi, smantellare i servizi per le donne che si occupano di prevenzione e su cui non si può lucrare, progettare altro per gli immobili in questione", la denuncia del Coordinamento. "Dopo un’emergenza sanitaria di proporzioni giganti la Regione Lazio e a cascata la Asl e rispettivi municipi ancora non investono sul decentramento territoriale dei servizi sanitari, capace di garantire distanziamento interpersonale, riduzione di spostamenti e dell'affollamento negli ospedali".

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