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Centro Carni, Ama fa tremare il mercato: "Dall'area risorse per ripianare debito con le banche"

Le dichiarazioni del dg Stefano Bina in commissione Bilancio

L'area del Centro Carni

Non è affatto escluso lo "sviluppo urbanistico" del Centro Carni di viale Togliatti. Anzi, Ama, azienda legittima proprietaria a seguito della cessione da parte di Roma Capitale, sembra dare per scontato che i metri quadrati che ospitano il mercato con annessa struttura per il pubblico macello (il più importante del centro Italia) serviranno in qualche modo per ripianare una parte del debito monstre che la società partecipata ha da anni con le banche.

Le parole del direttore generale Stefano Bina, pronunciate oggi nel corso dei lavori della commissione Bilancio, seppur generiche, spaventano i 50 operatori che lavorano nella struttura. "Abbiamo un piano di riequilibrio finanziario con le banche di 500 milioni. L'obiettivo è che venga dimezzato entro il 2021" ha spiegato. "Già 150 milioni sono stati restituiti prima di oggi, ora ne dobbiamo restituire 250. In questo discorso si inserisce il destino del Centro carni che è di nostra proprietà per il quale era iniziata una previsione di valorizzazione"

Già, l'inizio risale al 2009 quando con delibera di giunta dell'ex sindaco Gianni Alemanno gli spazi vennero ceduti alla partecipata proprio come strumento di garanzia per colmare i debiti con gli istituti bancari (il valore immobiliare del complesso è stimato intorno a 116 milioni di euro). L'amministrazione di centro destra sosteneva la vendita, e si parlava al tempo di realizzare sull'area circa 2mila appartamenti di 15 piani (circa il 70% dell'ipotetico progetto) con una parte di servizi ai cittadini. 

La lotta contro la vendita

Lo spauracchio di una dismissione imminente con trasferimento del mercato al Car di Guidonia ha spinto per anni alle proteste i comitati di quartieri e l'ente municipale a guida dem. Vennero raccolte circa 8mila firme e con l'amministrazione Marino si trovò una soluzione momentanea alternativa. Il centro restò ad Ama (quasi impossibile sul piano giuridico indietreggiare rispetto alla cessione precedente) ma si riuscì a scongiurare la vendita votando in Aula un vincolo sulla destinazione d'uso, e facendo firmare anche un contratto di affitto degli spazi agli operatori con validità 6 anni più 6. 

Ora però le parole del direttore di Ama sembrano annunciare tra le righe un passo indietro. L'ipotesi di una cessione graduale delle quote si fa concreta. Sul punto, ha detto Bina, "è in corso una discussione con Roma Capitale per capire come questa realtà (del Centro Carni, ndr) potrà essere sviluppata urbanisticamente e quindi quale sarà la redditività per Ama". Frasi che non entrano nel dettaglio, ma che si vanno a sommare a una nota circolata tra gli addetti ai lavori nel mese di agosto, firmata dall'assessore al Commercio Adriano Meloni e dal dirigente ad interim dei mercati all'ingrosso Carlo Buttarelli (ex capo dei vigili urbani), avente come oggetto la "possibilità di dismissione dei servizi mercatali connessi al mercato all'ingrosso delle carni". 

Nella lettera si chiede se e quali dei servizi ospitati nella struttura (dalla macellazione, al trasporto refrigerato della carne al facchinaggio e pulizia) rientrino tra quelli che "debbano obbligatoriamente essere mantenuti da Roma Capitale in quanto qualificabili come servizi pubblici". E "laddove non si ravvisi l'obbligatorietà degli stessi, si chiede quale sia il provvedimento idoneo a disporre la dismissione". Parole che hanno portato il 28 settembre a una protesta in strada del Coordinamento popolare contro la speculazione sul Centro Carni. E che sembrano trovare conferma nella frasi pronunciate da Bina.  

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