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Centocelle, lo scempio continua: nel parco vincolato nuove discariche e baraccopoli 

Prima di Natale la demolizione di un manufatto abusivo, ma al suo posto, due mesi dopo, cumuli di rifiuti ingombranti. Comitati in allerta: "Canalone invaso, rischio roghi tossici"

Cumuli di rifiuti alle spalle degli autodemolitori

"Restituiamo questo parco ai cittadini" diceva il presidente del V municipio Giovanni Boccuzzi sotto Natale, festeggiando l'abbattimento dei manufatti abusivi nel parco di Centocelle, epilogo di un'indagine della Procura sull'area e di un iter per la demolizione in danno avviato due anni fa. Era il 22 dicembre, le ruspe sgretolavano le mura di cemento erette impropriamente nel verde tutelato (solo sulla carta) da un decreto del ministero dei Beni culturali. "Un segnale importante" lo definiva il minisindaco. Purtroppo ai cittadini non è stato ancora restituito nulla. Quella fetta di parco, con buona pace delle ville romane del VI secolo scoperte grazie a preziosi scavi degli anni '90, resta inagibile. Gli abusi continuano, l'inquinamento pure. 

Siamo sul lato di viale Palmiro Togliatti, a ridosso di una decina di autodemolitori che nonostante le promesse nessuna amministrazione, al netto dei colori politici, ha mai trasferito in un'area più idonea. Esattamente due mesi dopo l'operazione di demolizione rivendicata dagli stessi Cinque Stelle, restano sullo stesso terreno rifiuti di ogni genere. "Qui vengono a sversare ditte della zona, non c'è altra spiegazione" commenta Cristiana Trizzino, del comitato Pac Libero, camminando due giorni fa, durante un sopralluogo, vicino a cumuli di bottiglie di plastica, tutte della stessa marca. E guardando i resti logori e arrugginiti di mobilio sparsi nel prato, il pensiero va anche a svuotatori di cantine, o a qualche singolo cittadino che se ne è liberato con metodi poco civili. Una maxi discarica a cielo aperto, inconcepibile all'interno di una distesa verde vincolata con tanto di resti archeologici, accanto a baracche di senzatetto in condizioni disperate. Uomini, donne, bambini che sopravvivono in piccole tendopoli di fortuna. Tra fumi tossici, accesi per scaldarsi e combattere temperature vicino allo zero, e sacchetti della spazzatura. "Parliamo di rifiuti che vengono dati alle fiamme e noi respiriamo diossina. Noi e loro, qui vivono anche bambini, in condizioni di vita indegne".

Poi, a inquinare il parco con gomme d'auto e lamiere, contribuiscono le attività dei rottamatori, una decina sul lato Togliatti prorogati dal Comune fino a luglio in attesa di una delocalizzazione ancora tutta da pianificare. "Si stanno allargando, lo abbiamo visto durante la passeggiata, ci sono nuovi abusi" denunciano dal comitato. Mentre rimane la spianata di cemento con decine di carcasse di automobili, nota a tutti e mai fatta rimuovere. Cemento nero luccicante come appena steso, rialzato da terra di almeno un metro e mezzo, con una fossa al centro riempita di scheletri di veicoli. "Continuo a fotografarla da anni - racconta ancora Cristiana - sempre le stesse immagini. Non cambia nulla, nessuno è mai intervenuto. Non è pensabile che una cosa del genere sia legale. E' un parco che dovrebbe essere per tutti". Già, un sogno ancora da realizzare quello di aprirlo interamente al pubblico, tra lavori di riqualificazione fermi, incendi, illegalità e scempi ambientali. 

"Gli abusi sono stati segnalati per l'ennesima volta all'amministrazione municipale e ai vigili" dichiara l'ex assessore all'Ambiente dell'allora VII municipio Alessandro Moriconi. E, secondo quanto appreso da RomaToday, è previsto un sopralluogo della Polizia locale a fianco di Ama nei primi giorni della prossima settimana. In calendario interventi di pulizia e sgombero. Mentre proseguono altre attività di indagine sugli abusi edilizi. Tutto sotto controllo, è la rassicurazione, almeno sul piano di monitoraggi e azioni delle forze dell'ordine. Quel che manca, da secoli, è una qualche forma di progettazione su quello che avrebbe tutte le potenzialità per diventare il fiore all'occhiello di Roma est. E invece resta un covo di illegalità dove, salvo interventi spot, nessuno riesce a invertire la rotta. 

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