Centocelle Today

Parco di Centocelle, la terra dei fuochi arriva in Campidoglio: "Non ci avvelenate"

Irruzione dei comitati in Consiglio comunale. Daniele Diaco, presidente della commissione Ambiente: "Per il reperimento di fondi serve l'aiuto di Regione e Governo"

La protesta sotto il Campidoglio

Cartelloni riassuntivi delle troppe questioni che affliggono il parco, cittadini con le mascherine e un megafono perché il messaggio arrivi chiaro ai piani alti: "E' una vergogna, ci state avvelenando". Dal parco di Centocelle la protesta si sposta sotto palazzo Senatorio e, in versione lampo, anche in aula Giulio Cesare. "Salute=bonifica", "Il parco è un bene comune non è una discarica" recitano gli striscioni appesi alle transenne che delimitano le scale d'ingresso del Campidoglio. Uno di questi viene srotolato per qualche secondo durante la seduta d'Aula dai residenti che sono riusciti a prendere posto nel pubblico. Ma i vigili intervengono immediatamente a bloccare l'azione dimostrativa. 

LA STORIA - Cosa ha mosso i cittadini? Prima questione: nell'area ovest del parco archeologico, in corrispondenza del canalone anche denominato "tunnel Mussolini", sono stati rinvenuti strati di rifiuti interrati nelle cave di tufo sotterranee, con ogni probabilità risalenti ai vari sgomberi di insediamenti rom primo fra tutti il Casilino '900. Un quadro su cui indaga la Procura di Roma, emerso a seguito di un incendio covante (senza fiamme) partito per autocombustione il 1 gennaio. I fumi, provenienti dalla terra, hanno appestato l'aria arrivando fin sotto le finestre dei residenti per quasi due mesi, nel silenzio tombale dele istituzioni. Finché, tra pressing degli organi di stampa e apertura dell'inchiesta, un pezzo di carta è saltato finalmente fuori: un'ordinanza della sindaca Raggi che ha imposto agli enti competenti (da Ama alla Protezione civile al dipartimento Ambiente) di occuparsi della bonifica non solo dell'area ma dell'intero parco. Tempo massimo: 30 giorni. Passati da un pezzo.  

L'ordinanza è scaduta senza che sia stato mosso un dito. O meglio, le ruspe hanno smassato dalla rampa del canalone i rifiuti che hanno originato l'incendio. Una montagna di stracci, plastiche, pezzi metallici di ogni tipo sollevati dal terreno ma abbandonati lì, su quel che resta del pratino circostante. Si aspettano la "caratterizzazione" (procedura per poterli classificare e poi smaltire correttamente), che verrà affidata tramite bando a una ditta specializzata, e la bonifica. Servono un milione di euro per queste operazioni, e il Comune non ne fa mistero: i fondi non ci sono. 

Lo ha detto l'assessore all'Ambiente Pinuccia Montanari un mese fa, chiamata a rendicontare ai cittadini in assemblea a Villa de Sanctis. Promise un tavolo tecnico di confronto con le realtà associative che si occupano da tempo del parco. A un mese di distanza, non si è tenuto nemmeno un incontro. Nel frattempo il quadro, se possibile, si è aggravato. Sono state rese note le analisi di Arpa Lazio sui campioni prelevati dalla falda acquifera. I risultati non sono confortanti: l'acqua del pozzo artesiano è inquinata. I valori di alcuni composti organoclorurati superano i limiti di legge e l'area è stata parzialmente interdetta, con manifesto informativo della Protezione Civile. 

E torniamo a oggi, agli striscioni, ai megafoni, alle mascherine, ai tentativi dei romani di farsi sentire. Al momento senza risultati rilevanti. "Invieremo già domani una nota al presidente Zingaretti per chiedere aiuto nel reperimento dei fondi" assicura il presidente della commissione Ambiente, Daniele Diaco, bloccato in Aula dai dimostranti. Poi c'è da convocare al più presto il tavolo tecnico con i comitati, altra promessa. "Verrete certamente chiamati al prossimo incontro" garantisce il consigliere pentastellato, che pur ripete: "Si tratta di un intervento molto dispendioso". Aspetto chiarissimo ai presenti, un po' stanchi di ascoltare il problema e non la soluzione. 

"I soldi vanno trovati" esplode Stefania, residente in piazza della Camelie, tra i cittadini presenti. "Abbiamo un potenziale gioiello verde gestito alla stregua di una discarica". E ricorda le altre piaghe dell'area, dagli autodemolitori di viale Togliatti mai trasferiti ai lavori del II stralcio fermi dopo il fallimento della ditta che aveva in carico il cantiere, alla realizzazione del cosiddetto "Pentagono italiano", centro interforze del ministero della Difesa nell'area già occupata dall'aeronautica militare. Aspetti critici, per molti dei veri e propri scempi ambientali, che non trovano risposta. In testa la bonifica dai rifiuti interrati, urgenza primaria. 

"Continueranno a non fare nulla come in questi mesi". E' pessimista la portavoce del Pac Bene Comune, Roberta Ricci. Il faccia a faccia con il presidente Diaco e la consigliera 5 Stelle, ex municipale, Eleonora Guadagno, non sembra aver risollevato gli animi. "Gli diamo una settimana di tempo per vedere se almeno convocano il tavolo. I soldi non ci sono? Avrebbero dovuto bussare a Regione e Governo molto prima di oggi. Sono passati 4 mesi". E invece stiamo ancora alle richieste. Troppo poco per chi aspetta un intervento concreto da gennaio. 

Terminato il Consiglio comunale, i comitati hanno incontrato il presidente Diaco, e i capigruppo Pd Michela Di Biase, Sinistra Italiana, Stefano Fassina, Fratelli d'Italia, Francesco Figliomeni, nella sala del Carroccio. "È la terra dei fuochi romana, lo ha affermato oggi Diaco ammettendo la gravità della situazione" scrivono in una nota stampa a fine giornata. "Ci è stata promessa la costituzione sin dalla prossima settimana di un tavolo inter-istituzionale con la Regione Lazio e il Ministero dell'ambiente"

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