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Parco di Centocelle al palo: la bonifica è lontana e per gli sfasci una proroga di un anno

Sul tema una commissione congiunta Ambiente e Salute

La commissione in via del Tritone

A nove mesi dall'ordinanza sindacale i risultati raggiunti sono scarsi, senz'altro inferiori alle aspettative del territorio. Per salvare il parco archeologico di Centocelle da rifiuti interrati, discariche, insediamenti abusivi, Virginia Raggi impose la bonifica con un provvedimento d'urgenza che seguì il noto incendio nell'ex tunnel Mussolini, partito da rifiuti interrati finiti all'attenzione di un'inchiesta della Procura ancora in corso. Eppure il dispositivo, per sua natura extra legem e legato a un quadro emergenziale, è rimasto lettera morta.  

L'inerzia sul tema emerge chiaramente da un'affollatissima commissione congiunta Ambiente e Sociale, riunita ieri per fare il punto della situazione sul polmone verde. Presenti da una parte tutti i livelli istituzionali competenti - dal gabinetto del sindaco al V municipio passando per Polizia locale e Arpa Lazio - impegnati a rendicontare del lavoro svolto. Dall'altra i cittadini, da anni in lotta per uno spazio pulito e fruibile, stanchi di ascoltare proclami che mal si traducono in azioni incisive. 

La bonifica, un obiettivo lontano

"A breve verrà firmato il contratto con ricercatori ingegneri della Sapienza, che effettueranno la caratterizzazione dei rifiuti smassati" spiega la dott.ssa Maria Grazia Rizzo, dell'ufficio Risanamento ambientale del dipartimento. L'operazione costerà alle casse capitoline 39mila euro più Iva e riguarderà l'immondizia parcheggiata all'imbocco del cosiddetto "canalone", nell'area ovest del parco. Quella che prese fuoco dalle cave di tufo sotterranee, che la Protezione Civile insieme al Servizio Giardini smassò e lasciò sul terreno lo scorso febbraio, in attesa della classificazione propedeutica a uno smaltimento che sarebbe dovuto avvenire - stando ai termini dell'ordinanza - nove mesi fa. La ragione del ritardo? "Ci sono dei tempi tecnici da rispettare che riguardano le leggi sull'ambiente, non è nostra competenza questo, subito dopo verrà definito l'intervento per il risanamento ambientale" spiega a RomaToday il presidente della commissione Ambiente Daniele Diaco, che pur rivendica davanti ai cittadini in commissione "l'indirizzo politico dato agli uffici tecnici, che stanno lavorando con impegno e solerzia". E a chi lo incalza con domande e toni accesi replica spazientito: "Insomma, non stiamo dormendo". 

Che fine ha fatto il tavolo tecnico? 

Sarà, ma in nove mesi, nonostante gli atti votati un aula (su tutti la mozione 54 dello scorso luglio) e al netto dei suddetti "tempi tecnici", non solo c'è un provvedimento della sindaca Raggi che non è stato rispettato, ma i comitati stanno ancora aspettando di essere convocati al tavolo tecnico interdipartimentale dove discutere gli interventi da effettuare per la valorizzazione dell'area archeologica. "Chiediamo prima di tutto di essere informati", perché le questioni sul piatto sono molteplici. 

La ferita dei rottamatori e l'ennesima proroga 

Urgente quanto la bonifica dai rifiuti è il trasferimento degli autodemolitori, una decina in totale tra viale Palmiro Togliatti e via di Centocelle. Di spostamento in spazi idonei - che non siano un parco archeologico vincolato - si ragiona da secoli, senza arrivare a una soluzione condivisa. Nel frattempo è scattata l'ultima, l'ennesima, proroga alle attività perché le concessioni sono scadute da anni. Diaco assicura che il Campidoglio è a lavoro per individuare aree idonee a ospitarli. E sul tema è in campo anche la Polizia locale, a fianco dei magistrati che hanno prediposto il sequestro di alcuni rottamatori e stanno indagando su abusi edilizi nel verde, manufatti e colate di cemento alle spalle delle carcasse d'auto. Ma all'orizzonte di prospettive concrete - quando e dove verranno delocalizzati - non ne abbiamo. 

Il progetto di recupero dell'area archeologica

E senza bonifica da rifiuti e cumuli di lamiere non è possibile proseguire sulla strada della valorizzazione archeologica. Ricordiamo che nel perimetro dell'area sono presenti due antiche ville romane, la villa della Piscina e la villa Ad Duas Lauros. Per il loro recupero e apertura al pubblico, con realizzazione di un museo eco compatibile, vi era inizialmente la disponibilità di 2 milioni e 300 mila euro di fondi capitolini, stanziati nel 2010, dimezzati nel 2012, ristanziati e nuovamente sottratti nel 2014. "Abbiamo impegnato l'assessore al bilancio (Gianni Lemmetti, ndr) per il reinserimento del finanziamento a bilancio" spiega la presidente della commissione Cultura, Eleonora Guadagno. Difficile però impegnarli entro il 2017. I tempi sono troppo stretti e le condizioni di degrado della zona non permettono un intervento celere. 

Le polemiche dall'opposizione

A sollevare polemiche in commissione sia i dem che Fratelli d'Italia. La capogruppo Pd Michela Di Biase attacca sugli sfasci: "Capiamo le difficoltà, ma è possibile sapere almeno le scadenze oppure tra un anno dobbiamo semplicemente attenderci un'altra proroga? Sono state identificate altre aree?". Le risposte, nello specifico, non arrivano. Inevase anche le richieste del consigliere di Fratelli d'Italia Francesco Figliomeni: "Abbiamo inutilmente chiesto un cronoprogramma degli interventi, ma qui le amministrazioni Raggi e Boccuzzi brancolano nel buio non dando le giuste direttive agli uffici che dopo quasi un anno dall’emergenza sono ancora alla preliminare fase di studio". Insoddisfatti delle non risposte anche i comitati presenti. "Una delusione - commenta a margine Cristiana Trizzino, esponente del comitato Pac Libero - è evidente la scarsa competenza dei soggetti che si occupano del parco, noi comitati siamo più addentro e documentati". E sul ritardo negli interventi: "Montanari (assessore all'Ambiente, ndr) ha detto ad agosto che la caratterizzazione era in corso e che avremo avuto presto i risultati. I tempi della politica sono incompatibili con quelli della vita". 

Il "pentagono italiano" 

Altro punto, non meno urgente, all'ordine del giorno, è la realizzazione del cosiddetto nuovo "pentagono italiano" nell'area est del parco. Un progetto di ampliamento dell'area militare (già presente in una porzione di terreno di proprietà dell'Aeronautica) in capo al ministero della Difesa, annunciato lo scorso marzo dalla titolare del dicastero Roberta Pinotti. Un piano che interesserà la zona dell'ex aeroporto di Centocelle, già sede del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI). E' ancora in fase embrionale ma oggetto di discussione avviata ai tavoli degli attori coinvolti: prevede il restyling del parco, la realizzazione di una servitù di passaggio a uso dei militari, una strada che taglierà in due il verde collegando via Papiria e via Casilina, all'altezza della fermata della linea C Parco di Centocelle, realizzata in cambio di un presidio fisso della guardia forestale con scuola di botanica, oltre al recupero della villa Ad Duas Lauros, metà della quale ancora dentro il confine della base militare. 

I residenti però non ci stanno. E il presidente del municipio Giovanni Boccuzzi, su pressing della dem Di Biase, annuncia: "Abbiamo fatto presente al ministero che i cittadini non sono d'accordo con la strada che attraversa il parco. E' allo studio un'altra soluzione". Ma che stavolta, è l'auspicio dei coinvolti, sia almeno condivisa.  

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