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Villa De Sanctis, l'incendio distrugge il teatro Tenda e scoperchia l'abbandono del Parco Somaini

I cittadini chiedono da tempo la valorizzazione dell'area vincolata dal punto di vista archeologico e paesistico

Le realtà ambientaliste e cittadine ne hanno sollecitato più volte il recupero negli anni passati. L’associazione Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros ha già progettato la valorizzazione del suo patrimonio culturale e paesaggistico. Abbandonata dalle istituzioni ma non dimenticata dagli abitanti dei quartieri circostanti è proprio nell’area di Parco Somaini, un grande quadrilatero verde che va da via dei Gordiani a viale della Primavera, da via Anagni a via Romolo Lombardi, il luogo in cui si è sviluppato l’incendio che ieri ha distrutto non solo il Teatro Tenda Nuovo Pianeta di viale della Primavera, chiuso da molti anni, ma anche parte della pineta che gli sorgeva attorno. Per ore nell’aria di Centocelle e dei quarteri circostanti si è sprigionata una nube nera dall’odore forte di plastica bruciata e altri materiali di cui non si conosce la composizione. Un disastro ambientale, saranno gli inquirenti a stabilire se si tratta di natura dolosa, che ha colpito un vero e proprio polmone verde nel cuore di una delle aree più densamente abitate della città.

“La zona ricade all’interno del comprensorio Ad Duas Lauros, tutelata da un vincolo archeologico e pasistico stabilito nel ’95 con decreto ministeriale”, spiega a Romatoday Emilio Giacomi, membro del Wwf locale e consigliere di Italia Nostra. “La proprietà è comunale e secondo il Piano regolatore dovrebbe essere destinata a verde pubblico. In passato era stata attrezzata con altalene e panchine e poi assegnata al teatro che per qualche anno ha svolto la sua attività. Da tempo, però, sia il teatro sia l’area verde è stata recintata, resa inaccessibile e abbandonata”.

Così, in anticipo sul calendario estivo degli incendi che anche l’anno scorso hanno colpito molte volte il quadrante, le sterpaglie secche sono state terreno fertile per l’incendio. L’abbandono è legato, in parte, anche alla storia del teatro. Nel 2004, riportano le cronache del tempo, era stato chiuso per il crollo di una tribuna che aveva causato il ferimento di alcune persone. Nel 2012 era scattata un’ordinanza di demolizione perché una parte dei è stata considerata abusiva. A questo era seguito un sequestro. Da allora, però, non è accaduto nulla. Né l’amministrazione di centrosinistra di Giammarco Palmieri né l’attuale pentastellata guidata da Giovanni Boccuzzi sono intervenuti.

“Non abbiamo proceduto con la demolizione”, spiega Boccuzzi, “perché la società proprietaria del teatro ha avanzato un ricorso al Tar contro questa decisione e prima di agire aspettiamo di conoscere l’esito della sentenza. I sigilli”, spiega il minisindaco “sono però stati tolti nel 2017 per permettere almeno la bonifica e il direttore del V municipio è diventato il custode giudiziario. A suo tempo una bonifica dell’area è stata effettuata ma i fondi non erano sufficienti per portarla a termine. Oggi siamo preoccupati e speriamo che il dipartimento Tutela ambientale, a cui spetta la manutenzione dal momento che si tratta di un terreno di Roma Capitale, provveda a sfalciare il prato prima che prenda fuoco un’altra volta”, ha concluso.

A bruciare sono stati quindi dei manufatti privati abbandonati da anni, sequestrati e posti poi in custodia del municipio, su un terreno di proprietà comunale la cui manutenzione spetta al dipartimento capitolino e al Servizio giardini comunale. Con buona pace delle associazioni e dei comitati che da anni si battono affinché l’area verde venga resa fruibile e valorizzata per quel che è: un territorio vincolato dal punto di vista archeologico con un patrimonio ambientale di pregio.

Ecco il piano di assetto dell'Ecomuseo Casilino

“Il problema è che l’area del parco Somaini è una zona sospesa, senza programmazione né destinazione”, commenta Claudio Gnessi, presidente dell’associazione Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros che a giugno del 2019 ha presentato all’assessorato capitolino all’Urbanistica e al V municipio una proposta di piano d’assetto dell’intero quadrante, compresa l’area verde che è andata a fuoco ieri, prevedendo una ricucitura degli spazi pubblici urbani, dei parchi e delle piazze, con quelli rurali, quelli tutelati dal punto di vista ambientale o archeologico o semplicemente abbandonati dell’intero quadrante.

“Dopo lo stop al Piano particolareggiato Prenestino-Casilino elaborato nel 2012 dall’amministrazione Alemanno, che prevedeva una massiccia cementificazione del territorio non edificato, parco Somaini compreso, non è più seguita alcuna pianificazione. Quasi un anno fa abbiamo presentato all’assessore Monutori il nostro progetto, ci è stato detto che ci stanno lavorando ma non abbiamo più saputo nulla. Nel frattempo l’area è continuamente distrutta da roghi sia in aree pubbliche ma anche in terreni privati, perché non tutti si prendono la responsabilità di mantenere le proprietà come dovrebbero. Parco Somaini fa parte di un’area verde di 143 ettari, in parte alberati, che potrebbe diventare un vero e proprio polmone verde per uno dei quadranti più inquinati della città dove l’incidenza di tumori all’apparato respiratorio è più alta. Lo spazio pubblico accessibile è costretto a una costante contrazione e questa è l’ennesima prova”.

Anche per Emili del Wwf “serve prevenzione. Roma Capitale dovrebbe porre maggior attenzione nei confronti del verde di questa zona. Lasciarla abbandonata in questo modo è una grossa responsabilità”.

Il consigliere municipale di Sinistra per Roma, Stefano Veglianti, ha presentato un'interrogazione al presidente Boccuzzi e all'assessore all'Ambiente, Dario Pulcini, per conoscere quali "provvedimento si intende adottare per prevenire tali fenomeni e mettere in sicurezza l'area" considerando che "da tempo viene denunciato lo stato di abbandono dell'area" in quanto "all'interno erano presenti cumuli di rifiuti". 

Proprio nei giorni scorsi un gruppo di comitati cittadini del quadrante hanno protestato per lo scarso stato di manutenzione delle aree verdi del V municipio dove, nelle prime due settiamane di ‘fase 2’, il servizio giardini è stato notevolmente ridotto a causa di un contagio che ha posto più della metà del personale in quarantena. “Abbiamo appreso sulla nostra pelle quanto sia importante il verde pubblico nei nostri quartieri”, la denuncia dei cittadini. “Parchi, giardini, aiuole attrezzate, oltre a garantire l'ossigenazione dell'aria, oggi sono necessari per poter stare all'aperto in sicurezza, convivendo con il virus, sono necessari alla nostra salute”. 

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